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lunedì 20 settembre 2010

WHAT IS PRESENT? Incontro con Jan Ardui a Bologna...illuminante!


Ecco il mio articolo apparso su PsicoLab (clicca qui), in seguito alla mia partecipazione al Seminario di Jan Ardui a Bologna:

What is present?

Voglio manifestare pubblicamente la mia gratitudine a Jan Ardui per l’istruttivo, nonché piacevole, incontro avuto a Bologna in occasione del suo Seminario “Executive e Life Coaching: le nuove frontiere nel rapporto con le persone”, incluso nel Programma Internazionale di Sviluppo delle Competenze Economiche e Manageriali del CTC.

Ardui (Psicoterapeuta della Gestalt, Master in Scienze Sociali e Trainer Internazionale di PNL) ha presentato un Modello di Coaching che si focalizza principalmente sulla consapevolezza profonda (attraverso la visibilità e l’utilizzazione di ciò che è presente) che porta a toccare il nucleo essenziale dell’individuo e del sistema e l’aggiunta di scelte… l’esplorazione di nuove frontiere!

Il coach, secondo questo modello, partendo da una base non giudicante, restituisce al coachee quello che è presente, attraverso un feedback riflessivo, rendendoglielo visibile e facendogli prendere consapevolezza di quale sia il principio organizzatore dell’eccellenza dei suoi pensieri e, di conseguenza, delle sue azioni nel presente, appunto.

La domanda che il coach si pone è “Qual’è la verità ed il valore di ciò che è presente?”

Individuare ed apprezzare in che modo il sistema del coachee funziona (prendendone le espressioni concrete di comportamento e attività e cercando le strutture profonde di strategie, credenze, valori e presupposizioni) permette di avere le basi per arricchire ed allargare le sue prospettive e le sue possibilità.

Ogni persona ha un’eccellenza e chiunque può trovare delle esperienze dove si è sentito eccellente. In queste occasioni, ogni persona ha utilizzato una strategia, nel rispetto dei livelli che caratterizzano l’eccellenza, ovvero essendo performante ed allineata, oltre che libera e disciplinata. E’ nei momenti d’eccellenza che, solitamente, si combinano e cooperano tra di loro alcune complementarietà generative, vale a dire due opposti, potenzialmente in conflitto, ma che non lo sono in realtà. Ardui, a questo proposito, ha fatto un esempio metaforico estremamente efficace: quello della bicicletta, che per stare ferma, deve muoversi!

In questo processo di coaching, dunque, la parte più ampia è dedicata al modellamento della coreografia di una persona: si cerca e si abbraccia il tema che unisce fra di loro una serie di elementi complessi. Quali? Le radici dell’individuo, le sue azioni, i rituali ed i contesti, i suoi punti di forza e di debolezza, le sue missioni (valori e basi di autorità) e le sue aspirazioni (obiettivi, progetti e sogni).

Conoscendo qual’è il principio organizzativo (coreografia) presente in un individuo, possiamo non eliminare qualcosa, bensì utilizzare ciò che esiste ed aggiungere qualcosa di nuovo, nelle situazioni da risolvere.

Jan Ardui ha rinforzato in me la voglia di continuare in una delle mie missioni: supportare l’evoluzione, partendo da ciò che esiste nel presente e privilegiando l’arricchimento (adding) e non l’eliminazione.

sabato 11 settembre 2010

Mio articolo sul "La Nazione" di Arezzo sul Learning Centre Helen Doron della città!


Ecco il mio articolo sul "La Nazione" di oggi, riguardante il Learning Centre di Arezzo e la metodologia Helen Doron Early English!

A tutta paginaaaaa! ;-)

sabato 4 settembre 2010

Meglio Cambiare! L’Importanza del Rinnovamento per Stare Bene



Il mio nuovo articolo su PsicoLab! CLICCA QUI per vederlo sul sito della rivista on line

Tutto cambia. Tutti viviamo il cambiamento in ogni istante, dal momento in cui apriamo gli occhi a quando li chiudiamo, nelle cose che vediamo e che non sono le stesse di attimo in attimo, in ogni nostro respiro, dove l’aria porta con se cose diverse, nel tono delle cose che sentiamo che muta in continuazione, nel gusto delle cose che mangiamo che non sono mai le stesse, nelle sensazioni che delle cose abbiamo, che si modificano in base al nostro umore. Tutto cambia, eppure spesso quanta resistenza al cambiamento, quanta paura nei confronti delle incognite che il cambiamento comporta!

Esiste il modo di affrontare qualsiasi tipo di cambiamento, dal più banale al più impegnativo, un approccio funzionale che ci permetta di godere appieno dei benefici che esso può darci, di rigenerazione e creazione? Possiamo fare in modo che il cambiamento diventi una scelta consapevole nella nostra evoluzione?

Possiamo! Prendendo consapevolezza che le stesse azioni portano agli stessi risultati e decidendo di trasformare il modo con cui alimentiamo la nostra mente.

Il benessere dipende dalle scelte che facciamo e da come percepiamo il mondo intorno a noi, non da quello che fanno gli altri! Gli eventi straordinari nella vita ci sono e possiamo coglierli come giustificazione per cambiare ma, se ci sono cose che non ci piacciono nella nostra vita, procurandoci malessere, la strada non è quella di lamentarsi e basta, aspettando che qualcosa accada, bensì è quella di capire che meritiamo di stare bene e possiamo ottenere questo grazie a dei cambiamenti, uscendo dalla nostra zona di comfort.

Abbiamo i nostri modi di essere e di fare, schemi comportamentali che siamo abituati a compiere, che ripetiamo e conosciamo, che ci danno sicurezza e che, ci piacciano o meno, tendiamo a non voler abbandonare per non andare incontro all’insicurezza.

A questo punto però è il caso di farsi una domanda: ”ciò che non mi piace, mi nuoce?”

Se la risposta è si, è il momento di uscire dalla bolla, trovando nuove informazioni, esplorando occasioni e sviluppando schemi nuovi di pensiero, imparando ad affrontare il disagio! E’ possibile?

E’ possibile! In che modo?

Rieducandosi! E’ possibile de-programmare quello che il nostro inconscio ha incamerato coi condizionamenti, nel corso degli anni e che continua a fare nel presente, creando convinzioni, quelle limitanti in particolare, che ci impediscono di crescere e migliorare, bloccandoci nelle priorità principali della vita, ovvero il benessere e la fiducia nelle nostre capacità.

Vogliamo rimanere bloccati? O è meglio cambiare, scegliendo di farlo, per poter migliorare l’esperienza di vita e la salute mentale, aumentare la stima in noi stessi e produrre flessibilità?

Nutriamo la nostra mente con alcune indicazioni utili:

- impariamo a scegliere per noi stessi, altrimenti qualcun altro lo farà per noi (capiamo i nostri bisogni e le nostre motivazioni reali)!
- prendiamo consapevolezza che le paure sono le emozioni più normali (ed anche le più utili per proteggerci da certi pericoli, se non ci facciamo vincere da esse), possiamo approfittare del loro messaggio e gestirle
- iniziamo a fare (apriamo la porta e non pensiamo solo a quello che c’è dietro!), poiché il fare attiva la stessa realtà, mette in moto, è creazione!
- facciamo una cosa per volta (ci permette di espanderci gradualmente e assimilare…cambiare tutto porta a non cambiare nulla) e facciamola in modo diverso (es: strada diversa per andare al lavoro, mangiare qualcosa di nuovo, parlare con persone nuove, ecc.)
- ripetiamo ciò che facciamo con costanza (per creare una nuova abitudine)
- facciamo qualcosa nel modo migliore, concedendoci il lusso di sbagliare, poiché il percorso del cambiamento è in salita e fermarci ci permette di godere del panorama e prendere fiato!

Il cambiamento è nell’universo, non resistiamo ad esso! I limiti sono dentro di noi, diamoci la possibilità di superare i “non posso” ed i “devo”, aprendoci a tutte le possibilità che la vita ci offre per evolverci e stare bene!

Il prossimo Corso “Meglio cambiare! L’importanza del rinnovamento per stare bene” si terrà c/o la Confesercenti del Valdarno (Ar), a partire da 20 di settembre 2010.

venerdì 5 marzo 2010

Scoachati? Meglio...coachati! Mio articolo su PsicoLab!



Ci sono tante persone che si lamentano costantemente per una miriade di motivi e sono sempre scocciate… Ma invece di essere “scoachate” potrebbero essere…”coachate”! Mi sono permessa un piccolo gioco di parole per dire che, se volete essere d’aiuto a queste persone, oltre a dare il vostro calore umano, potete suggerir loro di rivolgersi ad un coach.

Per quale motivo investire sull’aiuto di un coach e quali vantaggi può offrire? Le ragioni possono essere molteplici.

Quante persone conoscete che si lamentano perché:

- non raggiungono risultati nella loro vita professionale o personale
- lamentano di essere bloccate e non sanno agire subito
- dicono di non essere capaci a fare qualcosa e di non avere risorse
- sostengono di non saper comunicare e relazionarsi con gli altri
- non riescono ad organizzarsi
- vedono ostacoli continui sul loro cammino
- non hanno fiducia in loro stesse e negli altri
- dicono di essere stressate o scocciate dagli eventi?

Vediamo come possono diventare coachate invece che restare scoachate.

Innanzitutto è bene evidenziare che un buon coach crede nelle potenzialità di tutti gli esseri umani. Egli opera affinché chiunque possa attingere alle risorse che ha dentro di sé, prendendo consapevolezza che ogni individuo ha la possibilità di dare il meglio di se stesso.

Un buon coach in definitiva dà l’esempio e sviluppa costantemente se stesso.

Egli, se è autentico, ha attitudini, capacità e strumenti in grado di facilitare i processi di cambiamento o miglioramento di se stesso e, di conseguenza, delle persone. “Sa essere” prima di “saper fare”.

Un buon coach fa si che le persone riescano a passare dal loro stato “attuale” a quello “desiderato”.

Egli non insegna a vivere, è uno stimolo che orienta agli obiettivi, aprendo e allenando la mente delle persone, spingendo a vedere prospettive diverse e ad assumersi le responsabilità del raggiungimento o meno dei risultati.

I risultati possono riguardare molte aree: dall’autostima, al cambiamento delle credenze limitanti, dalla definizione degli obiettivi, al miglioramento delle capacità comunicative e di relazione, dalla gestione dei conflitti alla gestione del tempo, dall’acquisizione della fiducia alla gestione degli stati d’animo… Insomma, innumerevoli aree d’intervento, nel campo del benessere e dell’equilibrio, che sono orientate al miglioramento della qualità della vita.

Un buon coach indica cosa fare e da gli strumenti su come fare. Offre i suggerimenti sui campi nei quali intervenire ed offre gli strumenti da utilizzare, in modo tale che, chi li apprende, possa utilizzarli per il resto della vita.

Un buon coach è un professionista. S’impegna e lavora solo con persone che siano motivate al cambiamento. E’ colui che , durante il primo incontro col suo cliente (Intake), dice subito se può essere utile per le persone e non perde tempo.

Consigliare alle persone alle quali tenete di rivolgersi ad un coach (essere “coachate”) da loro delle opportunità come:

- creare consapevolezza
- progettare azioni concrete
- facilitare l’ottenimento di veri risultati…
così da non essere più “scoachate” di ciò che accade nella loro vita e… vivere la vita appieno!


Per leggere l'articolo su PsicoLab CLICCA QUI!

venerdì 12 febbraio 2010

Commento sulle 2 esperienze del mio Corso "La tua mente..." sul sito PLS Coaching!



Se vuoi leggere l'articolo riguardante le due esperienze fatte, ad Arezzo e Terranuova B.ni (Ar), sul mio Corso "La tua mente è libera...Libera la tua mente" sul sito di PLS Coaching, CLICCA QUI!

mercoledì 27 gennaio 2010

VALORIZZARE LA MENTE...un mio articolo su PsicoLab!



Sulla rivista PsicoLab venerdi 22 gennaio è uscito un mio articolo che vi posto anche sul blog...in ogni caso, CLICCATE QUI per vederlo!

VALORIZZARE LA MENTE

Cos’è la mente? L’essere umano si è da sempre interrogato su questo. Tante sono state le risposte, cosi tante da non poterle elencare né menzionare tutte. E’ possibile però trarre un comune denominatore dalle varie definizioni: la mente siamo noi, diventa ciò che pensa e può creare qualsiasi cosa.

La comprensione della natura della mente è fondamentale per riuscire a far sì che la sua energia possa andare in direzione del benessere della nostra vita e possa darci la possibilità di usarla in libertà, impedendole di usare noi. Conoscere, aprire, gestire, allenare e valorizzare la mente è quindi vitale per vivere al meglio.

Generalmente c’è una grande inconsapevolezza dell’esperienza umana interiore, poiché la mente ordinaria presta attenzione per lo più al mondo esteriore, seguendo vecchi schemi, attraverso pensieri che ritornano e ci condizionano. L’acquisizione della capacità di essere presenti alla percezione del mondo interiore può permetterci di liberarci da pensieri che non ci appartengono, di divenire osservatori delle emozioni e dei pensieri, senza giudicare, senza analizzare, in una dimensione di spazio e di tempo sempre nuova, per poter scoprire la natura vera e profonda di noi stessi.

Un primo passo: sapere che la realtà va oltre ciò che percepiamo ogni giorno.

Molti accomunano l’esperienza sensoriale a quella percettiva. E’ importante invece conoscerne la differenza: la prima è data dalla reazione agli stimoli interni ed esterni recepiti dagli organi di senso, mentre la seconda (percezione dello spazio, del tempo, degli oggetti) è data dall’elaborazione soggettiva (sulla base di convinzioni, interessi, abitudini, ecc.) dei dati offerti dagli organi di senso. Cosa significa? Che il nostro modo di vedere la realtà non è “oggettivo”, bensì soggettivo, che ogni persona percepisce la propria realtà ed il suo senso, attraverso il significato che le attribuisce con le proprie costruzioni (immagini) mentali.

Sono almeno tre i tipi di realtà che ad oggi si conoscono:

- quella materiale, che contiene tutto ciò che i nostri 5 sensi riconoscono, dove i fenomeni sono misurabili attraverso le leggi di causa-effetto e si possono prevedere;
- quella quantica, al di sotto della nostra percezione, un mondo in cui tutto è energia, della quale fanno parte la mente, i pensieri e quello che chiamiamo il sé;
- quella spirituale, la forza organizzatrice che sta dietro a tutte le cose, una forza che dirige le nostre azioni.

Sono almeno tre i componenti della mente che conosciamo:

- la mente obiettiva (cosciente), base della percezione, dell’associazione, della valutazione e della risoluzione;
- la mente soggettiva (subcosciente), lo scompartimento di memoria, quella nella quale funzionano le credenze che ci guidano;
- la mente creativa subcosciente, che effettua le nostre immagini, generatore del senso, dell’energia (attacco o fuga).

E’ tutto in movimento, il cervello è in continuo movimento ed ognuno ha infinite possibilità. Come mai, allora, molti degli esseri umani si comportano come se fossero sempre le stesse persone? Sono prigionieri dei loro sistemi di credenze, (ciò che considerano vero o falso) che influenzano ogni loro comportamento e svilupperanno uno stile di vita che cercherà le prove per dimostrare le loro ragioni, limitando le possibilità di scelta, di utilizzare la creatività nell’assegnare significati diversi alle cose, dimenticandosi di guardare le opportunità offerte dalle varie realtà. Il fatto è che le convinzioni rassicurano!

Il prendere consapevolezza che le credenze esistono solo nelle nostre menti e che non ce ne sono di buone o cattive è importante, è utile parlare invece di credenze che ci limitano o che ci potenziano.

Non si possono cambiare i fatti avvenuti ma si possono cambiare le convinzioni e cercare di trasformarle in funzionali e potenzianti, chiedendoci “Quale parte di me mi fa sentire “a rischio” nella mia incolumità emozionale, da dovermi difendere cosi?”

Un secondo passo: ogni tanto, sfidare le nostre credenze, riorganizzandole.

E’ conveniente ed efficace fermarsi, di tanto in tanto, per estrarre i nostri valori, ovvero le cose, le emozioni e le sensazioni che sono veramente importanti per noi (valori verso) e quelle che vogliamo evitare (valori via da) e darci dei criteri funzionali da seguire in quel momento e in quel contesto del presente della nostra vita, per poter vivere al meglio il vero noi, evitando di rimanere bloccati.

Per quale motivo l’essere umano si blocca? Fondamentalmente è l’ambiente che lo condiziona e che lo frena, oltre al pensiero di non avere le capacità per fare una determinata azione ed il ripensamento degli errori fatti in passato (che ha creato l’immagine di non potercela più fare).

E’ fondamentale esercitarsi a vivere al meglio la vita che abbiamo, ovvero:

- permetterci di vivere ciò che desideriamo e permettere agli altri di vivere la vita che hanno deciso di vivere;
- sapere che nessuno è perfetto e che le capacità si acquisiscono imparando…vivendo;
inizialmente diminuire e poi eliminare la paura di sbagliare, ricordandosi che tutto quello che si ha in mente fa parte dell’immaginazione di ognuno e che qualsiasi cosa succeda è un nuovo bagaglio d’esperienza che può essere trasformato in feedback positivo (risposta ad un’azione), in pensieri costruttivi e potenzianti, che determineranno le emozioni, influenzando le azioni e poi i risultati, o meglio ciò che ne facciamo di essi, con la conseguente nascita di nuovi pensieri.

Un terzo passo: capire che il linguaggio (il dire) muove l’energia.

Le parole (dizioni) influenzano la mente e così, la nostra mente può male-dire o bene-dire! Un indicazione per muovere l’energia verso di noi e non contro di noi è quella di diminuire o azzerare le male-dizioni (autosabotaggio) e dare spazio alle bene-dizioni.

E’ importante esercitarsi a gestire gli stati mentali creando frasi dentro e fuori di noi del tipo “Ho tutte le qualità e le risorse che mi servono”, “Sono un essere umano dallo spirito libero e preferisco essere felice”, usare cioè dei mantra (parola che deriva dal sanscrito e che significa “liberazione della mente”), notando come nel pronunciarli si prova un senso di rilassamento. Questo la dice lunga sul potere della mente nei riguardi dell’umore.

Uscire dalla “zona di comfort” ed attingere alle nuove possibilità, scegliendo, frequentando persone che sanno fare altrettanto, svegliando la mente, valorizzandola, allenandola e aprendola al variare delle abitudini mentali con elasticità… farà la differenza nella qualità della vita, nel nostro benessere.

Tu sei là dove sono i tuoi pensieri.
Fai attenzione che i tuoi pensieri siano dove tu vuoi essere.

(Rabbi Nachman di Breslau)

martedì 27 ottobre 2009

Un mio articolo su PsicoLab...I'm enthusiastic! :-)


La ricerca della propria motivazione ed entusiasmo

Autore Isania Forgione il 27/10/2009 Categoria Miglioramento

Ogni individuo può dare una spinta o svolta alla propria vita, permettendosi di trovare nuove motivazioni per farlo. Il primo passo è prenderne coscienza!

Qual’è il bene più grande che possediamo? Sicuramente la vita! Avete mai guardato sul dizionario la definizione di vita? A me è capitato e voglio condividere con voi quello che ho trovato.

Esistono alcune definizioni di vita: qualità che distingue un essere vitale e funzionante da uno morto; periodo di utilità di qualcosa; passare attraverso o spendere una durata.

Mi soffermo sull’ultima definizione che mi pare la più interessante. Quante persone “vivono” passando attraverso o spendendo una durata, senza vivere veramente? Tantissime. Per quale motivo?

Per la paura della vita, per la paura di scegliere, di cambiare, di fare esperienze, a volte anche di star bene, che porta solitamente a non vedere, non sentire, non rischiare, non ascoltare la nostra interiorità, non essere ciò che si è veramente.

Avete mai provato ad elencare le azioni portate a buon fine nella vostra vita? I successi, anche minimi e banali, che avete ottenuto fino ad oggi? Ad esempio, camminare, parlare, scrivere, guidare, comprare qualcosa, ecc.

Sono convinta che se ci pensate un momento vengono fuori un’infinità di cose positive e di abilità, delle quali non vi rendete più conto perché sono diventate automatiche o delle quali vi siete anche dimenticati. Infatti, noi tendiamo a darle per scontate e facciamo risaltare le cose negative, senza pensare che sia le cose negative, che quelle positive, hanno le stesse probabilità di accadere.

Bisognerebbe accarezzarci un po’, coccolarci ed elogiarci per ogni cosa che facciamo… essere grati di avere la possibilità di farla!

Una volta ho imparato che “abituarsi alla rinuncia porta alla sconfitta”.

Le persone che si arrendono facilmente credono che le cause degli eventi negativi che capitano loro siano permanenti, mentre le persone che resistono all’impotenza credono (ed è effettivamente cosi) che le cause degli eventi negativi siano temporanee. Andare incontro alle paure è fonte di stimolo e di scoperta, il timore di fare può essere sconfitto solo facendo.

Essere ottimisti non vuol dire essere illusi o irresponsabili. Al contrario, vuol dire avere uno stile aperto alla ricerca delle spiegazioni, delle alternative e del coraggio del cambiamento. Nessuno può buttarci giù, tranne un nemico molto potente… noi stessi… i nostri pensieri. Troviamo in noi stessi i motivi per fare qualsiasi cosa… per vivere!

L’essere umano si muove, crea, realizza quando dentro di sé ha sviluppato delle motivazioni efficaci e, soprattutto quando trova la chiave, del tutto personale, per automotivarsi. Automotivarsi vuol dire conoscere al meglio se stessi, fare leva sui punti di forza (leverage), rendersi conto dei propri limiti e cercare di migliorali o ribaltarli in positivo, con umorismo autoironico, avere una “mission” (capire chi vogliamo essere) e una “vision”, un disegno del nostro universo, una bussola per orientarsi.

Guardare gli eventi da diversi punti di vista ed automotivarsi con costanza sono la rampa di lancio verso l’evoluzione, poiché se una persona continua a pensare ciò che ha sempre pensato e continua a fare ciò che ha sempre fatto, otterrà ciò che ha sempre ottenuto!

La vita è un dono prezioso, è unica e insostituibile. Renderla piacevole e qualitativamente migliore spetta a noi. Sta a noi cercare di darle un senso e trovare una motivazione per star bene e, di conseguenza, far star bene chi ci sta intorno, definendo i nostri bisogni e soddisfacendoli, vivendo e non solo “passando attraverso”.

La preziosità dell’entusiasmo


Sapersi entusiasmare… è uno dei segreti della vita. Spesso capita che ci dimentichiamo di questo segreto, sopraffatti dai problemi e da quei pensieri che fanno diminuire o fanno sparire l’intensità di quel fuoco, chiamato entusiasmo, che amalgama e valorizza gli ingredienti che abbiamo a nostra disposizione per vivere la nostra esistenza.

Senza entusiasmo, non giochiamo la partita fino in fondo e subiamo la vita. Entusiasti? Cosa significa esserlo?

- Essere aperti alla vita, con profondità e serenità, con la consapevolezza che è unica e nostra.
- Essere curiosi, osservando il mondo con gli occhi di un bambino.
- Aver voglia di imparare, facendo domande per conoscere, aumentando cosi il nostro sapere e ponendolo in pratica con l’Azione (saper fare).
- Sorridere e Divertirsi.
* Osservare, ascoltare e percepire, privilegiando la parte migliore degli esseri viventi e delle cose.
- Andare al di là del pretesto e delle giustificazioni inutili e al di là del previsto, grazie ad idee chiare e concise.
- Cogliere le opportunità, fidandosi della vita (chiedendo e informandosi) e delle proprie capacità (formandosi).
- Accogliere il cambiamento, come segno di evoluzione.
- Volersi e voler bene, con gioia.
- Vivere il tempo presente, cogliendo il senso della vita “qui” e “ora” e distinguendo tra le cose importanti ed urgenti.
- Divulgare la Passione.

Le persone che hanno lasciato un segno nella vita erano stimolate dall’entusiasmo e, oltre ad essere ben consapevoli di questi punti, li mettevano in pratica, poiché ne capivano la preziosità.

Tradurre il potenziale che ogni essere umano ha dentro di sé in potenza, per vivere e non sopravvivere… di nuovo ecco il segreto!

CLICCA QUI se vuoi vedere l'articolo su PsicoLab!

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